Dopo l’arrivo della BYD Seal U, SUV completamente elettrico che prende i natali dalla Seal (che abbiamo provato qui: Prima prova su strada BYD Seal: la berlina con la Model 3 nel mirino), in Italia arriva una connotazione che prevede anche un motore termico. La prova in anteprima di BYD Seal U DM-i – questa la sigla completa che identifica la versione PHEV – ci ha fatto toccare con mano la prima ibrida che la firma cinese abbia portato sul nostro mercato. Non una novità in senso assoluto, poichè BYD ha iniziato a promuovere auto ibride plug-in in tempi addirittura non sospetti (si parla del 2008, in Cina), ma per il nostro listino è una novità assoluta.
Si confermano i richiami all’oceano
Il fatto stesso che la Seal U DM-i richiami al concetto di Ocean Aesthetic in quanto a design non era assolutamente messo in dubbio. D’altronde nei suoi 4,77 metri di lunghezza richiama le basi che i cinesi hanno già gettato in fatto di linee, proporzioni e volumetrie. Non una novità in senso assoluto poichè la versione elettrica della Seal U è stata già presentata, ma in questo caso il taglio netto lo si ha con la presenza della calandra. Necessità tecniche dunque, con feritoie che devono – per ovvi motivi di raffreddamento – portare aria ad un motore termico.

Ne risulta che il frontale è la parte che differenzia maggiormente la Seal U dalla Seal U DM-i, poichè il resto dell’auto non propone differenziazioni di sorta. Hanno preferito evitare richiami “termici” anche al posteriore, dove lo scarico è praticamente nascosto sotto al paraurti. Nessuno scarico finto e posticcio dunque, cosa che abbiamo apprezzato notevolmente. Quindi confermato lo stop che accompagna l’auto per tutta la sua larghezza, così come il paraurti dalle linee molto morbide.
L’idea che si ha di questa Seal U, vista dall’esterno, è di un’auto dal forte piglio aerodinamico ma che, nonostante tutto, cerchi di dissimulare le proprie dimensioni. Il colpo d’occhio è quello di un’auto ben proporzionata dunque, con una linea di cintura dinamica e, in ogni caso, uno stile affusolato che affonda le radici indubbiamente in un gusto asiatico.

Menzione a parte poi per il bagagliaio, che parte dai 425 litri di volume con i sedili in posizione eretta ed arriva a quota 1.440 litri abbattendo tutto. Ci saremmo sicuramente aspettati di più da un’auto di queste dimensioni. Evidentemente nell’ideologia asiatica non c’è un’attenzione necessaria alla capacità di carico così come in Europa. D’altronde, probabilmente, le abitudini e le culture sono differenti.
Prova interni in anteprima BYD Seal U DM-i
Per chi dovesse aver già spulciato in rete, o magari toccato con mano, qualcosa che caratterizzi gli interni della BYD Seal U ha già visto quasi tutto. In sostanza non cambiano molto ed anzi riconfermano scelte a loro modo interessanti. I sedili sono accoglienti e offrono – almeno sull’allestimento Design provato – riscaldamento e ventilazione per i passeggeri anteriori. Ma si conferma comunque un’auto spaziosa e capace di accogliere ospiti di qualunque dimensione e corporatura. I tocchi di design sono meno estremi rispetto ad altri modelli in gamma (come la Atto 3, tanto per citarne una, che abbiamo provato qui: Prova BYD Atto 3 in anteprima: SUV elettrico cinese con lo schermo rotante), quindi si sono affidati ad un qualcosa di più “conosciuto”.

L’attenzione verso i dettagli viene materializzata dal selettore del cambio, tanto per dirne una, che sembra fatto di vetro. Un effetto notevole, soprattutto se contestualizzato all’interno del tunnel che prevede sul blocco centrale tutti tasti lucidi, ma di plastica. Bello l’effetto, bella la realizzazione ma le impronte sono davvero dietro l’angolo. Completano il quadro i richiami all’oceano anche internamente, così come i rivestimenti in pelle vegana e le cuciture colorate.
La tecnologia a bordo del SUV ibrido di BYD
Fermo restando che la parte di ADAS è estremamente completa e materializza un livello di guida autonoma di grado 2+ (se non sai cosa sono o come funzionano i sistemi ADAS ecco una guida per te: Sistemi ADAS: cosa significano le sigle e come funzionano?), per giunta con tutto di serie già sull’allestimento di ingresso in gamma, la tecnologia la fa da padrone. Tre i display a bordo, dei quali due reali ed uno che potremmo definire virtuale. La strumentazione è un pannello da 12,3 pollici molto luminoso, seppur le informazioni al suo interno diventano un po’ confusionarie con la voglia di voler comunicare tutto dell’auto al conducente; il secondo display è l’infotainment, che con i suoi 15,6 pollici è alla pari del display di un laptop e conferma la possibilità di essere ruotato sia in orizzontale che verticale; il terzo è l’Head-Up Display, per giunta a colori.

Ci sembra però il caso di soffermarci un momento sull’infotainment, vero cuore pulsante e centralina di comando. Da qui tutto prende vita, dal climatizzatore al navigatore, passando anche da un App store dedicato di BYD. Attualmente in questo catalogo ci sono solo poche applicazioni – tra le quali il karaoke…- ma presto si popolerò di nuove offerte.
Funziona tutto bene, ma se proprio dovessimo trovare un difetto è quello di non essere comodo quando orientato in verticale. Solitamente apprezziamo molto i display grandi e verticali, ma questo offre il meglio in orizzontale, anche perchè l’asse di rotazione è alto, al punto da coprire un po’ la vista durante la guida. Comunque è interessante invece la tendina con scorciatoie che si abbassa strisciando il dito dalla parte alta del display verso il basso, esattamente come con gli smartphone. Da qui addirittura si può scegliere un vasto menù di scorciatoie per avere sempre a portata di dito le funzioni preferite.
Come funziona la BYD Seal U DM-i in prova?

Partiamo con il dire che il sistema ibrido plug-in di BYD funziona con degli input differenti rispetto a quanto visto finora. La meccanica e le componenti sono grossomodo le stesse di un PHEV tradizionale, quindi c’è una parte elettrica – che nel caso della BYD Seal U DM-i in prova è composta da un doppio motore elettrico – ed una parte termica. Quest’ultima, nello specifico, è basata su un motore quattro cilindri ciclo Atkinson da 1.5 litri con una doppia anima: nel caso dell’allestimento Boost è aspirato, ma diventa turbo sulla Design che abbiamo provato. Il concetto alla base, però, è quello di spingere quanto più possibile sulla parte elettrica a bordo.
La batteria – una Blade Battery tipica di BYD ma modificata per l’utilizzo su auto PHEV – è da 18,3 kWh, non divisa in moduli e capace di offrire fino a 80 km di autonomia quando si parla di allestimento Boost e 70 nel caso della Design (saranno 125 sulla Comfort, che avrà batteria da 26.6 kWh). Questa viene sfruttata quanto più possibile per cercare di non far accendere il motore termico. Ed anche quando questo si accende, funziona principalmente come ibrido in serie (simile alla Nissan X-Trail che abbiamo provato qui: Prova Nissan X-Trail 2023 e-Power: l’ibrido reinventato!). Ricarica dunque la batterie ed offre una guida che è sempre a base elettrica. L’ibrido passa ad un funzionamento in parallelo solo in fasi di forte carico, come la guida autostradale oppure i sorpassi.

Questa gestione della parte termica e delle parte elettrica ha permesso di portare l’autonomia della BYD Seal U DM-i come quella in prova a ben oltre 800 km, che superano i 1.000 con l’allestimento Comfort e la batteria maggiorata. D’altronde la sigla DM-i sta proprio per Dual Mode Intelligent, per segnalare la sua propensione a prendere le decisioni giuste per il tipo di guida atteso.
Prova su strada BYD Seal U DM-i
La parola d’ordine una volta a bordo di questa BYD Seal U DM-i durante la prova è comfort. In assoluto. Lo si capisce anche nei primi metri che il setup sospensivo è settato sul morbido, al punto che il pavè scomodo è solo un ricordo lontano. I cerchi da 19 sembrano volare sulle asperità, non lasciando minimamente accusare le vibrazioni ad alta frequenza. D’altro canto, però, questa caratteristica ha un contraltare quando si parla di guida autostradale. In questo caso gli avvallamenti o gli ondeggiamenti dell’asfalto hanno frequenze ben più basse ed evidenziano un settaggio in estensione troppo aperto. Insomma la macchina tende a “rimbalzare” più del necessario. Galleggia anche se impegnata in curve strette, entrando in modo più cattivo, ma qui entrano in gioco molteplici fattori tra cui il peso. E nonostante tutto la ruota anteriore esterna – la più carica in questi casi – regge.

La nostra prova si è concentrata sulla versione AWD, con due motori elettrici, il motore 1.5 turbo benzina e la batteria da 18.3 kWh. In totale la potenza complessiva è di 324 cavalli e sono 550 i Nm di coppia massima. Che come abbiamo accennato in precedenza tutto lavora dando priorità alla trazione elettrica. In effetti il motore termico si accende veramente dopo tanto tempo. Abbiamo provato a stressare con accelerazioni improvvise e comportamenti anomali il sistema, che ha sempre risposto “presente” e sempre in elettrico. Questo a segnalare che il termico è davvero inteso come ultima spiaggia, almeno a batteria carica. L’1.5 litri si è fatto sentire solo superati i 120 km/h tutto sommato, ed anche qui la transizione è stata piuttosto dolce. In definitiva tutto il sistema spinge davvero bene, nulla da ridire.
Tra personalizzazioni e consumi
Ci sono diversi parametri che si possono personalizzare sulla Seal U DM-i. Tra questi il carico sul pedale freno, che noi abbiamo ritrovato essere migliore in Comfort (su Sport diventa meno modulabile), il carico volante e la frenata rigenerativa. Quest’ultima però si comanda dal display centrale, non ci sono paddle per gestirlo velocemente.

Passiamo poi ad un dato chiave quando si parla di auto: i consumi. Ebbene non è un dato interessante nel corso di una prima impressione, poichè fuorviante. Nel caso di questi test il fatto stesso di dover utilizzare in modo anomalo l’auto – per scoprirne il carattere – porta a falsare i consumi. Ne è derivato comunque un consumi di 11.1 kWh/100 km e 6 l/100 km di media.
Conclusioni e prezzi
Sul piano dei prezzi parliamo di 39.800 euro per la versione Boost a trazione anteriore, motore singolo. Si passa a 47.800 euro per la Design, che ha doppio motore elettrico, trazione integrale e motore termico turbo benzina. Un’auto che avrà sicuramente modo di ritagliarsi una importante fetta di mercato, forte di una motorizzazione che – almeno oggi – sul nostro mercato potrebbe attecchire maggiormente rispetto un’elettrica nuda e cruda.










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