L’importanza dei crash test

La sicurezza delle auto è uno dei fattori chiave per i quali lavorano ingegneri ormai dall’alba dei tempi. Avere auto sicure non solo significa avere passeggeri fiduciosi, ma a volte aiuta anche a dare una spinta di marketing. Ci sono brand che hanno basato tutta la loro esistenza sul concetto di rendere le auto quanto più sicure possibili, come Volvo, ma in generale tutti i Costruttori – chi prima chi dopo – hanno spinto tantissimo su questo versante. Oggi i crash test sono cambiati molto rispetto al passato ed è entrata in gioco l’elettronica, ma inizialmente la storia dei crash test racconta metodologia sicuramente più rudimentali. Vediamo quali, con l’esempio di Skoda!

Crash test di un'auto
Oggi i crash test sono molto più evoluti e standardizzati

La storia dei crash test passa anche da Skoda

Oggi tutto è standardizzato, viene portato avanti seguendo un iter ben preciso e con strumenti all’avanguardia. In passato, in realtà, non si era preparati nemmeno sul come far procedere autonomamente un’auto verso l’impatto (e pensare che oggi anche su strada si guidano quasi da sole: Tesla Full Self Driving: in arrivo la versione beta).

Tecnicamente non ci sono registrazioni di quanto avvenne nel corso del 1968, ma la storia dei crash test di Skoda vede come primo esemplare “immolato” per comprendere come ottimizzare la sicurezza dei passeggeri una Skoda 1000 MB. All’auto venne modificato il carburatore in modo che aumentasse – di molto – il regime del minimo. L’auto in questo modo riuscì a centrare in pieno il muro da sola, ad una velocità di 20 km/h.

Storia dei crash test di Skoda
I primi crash test richiedevano ingegno anche solo per riuscire ad essere portati a termine

Nel 1972 la musica cambiò e questa volta l’auto in questione fu una Skoda 1000 L. Cominciavano ad esserci delle regolamentazioni e normative UNECE, quindi c’erano degli standard da rispettare. In Skoda, per raggiunger ei 50 km/h dello schianto, prepararono appositamente un razzo a vapore. Questo spinse l’auto sulla piattaforma, che fino a 5 metri prima dell’impatto aveva binari per evitare deviazioni di traiettoria. Il serbatoio a pressione del razzo era da 300 litri e riscaldato con serpentine.

Oggi i crash test sono (in parte) simulati

Nel corso degli ultimi anni la storia dei crash test è cambiata tanto, soprattutto perchè è entrata in gioco il calcolo computazionale ed i programmi di simulazione. Prima di un vero crash test vengono condotte circa 1.000 simulazioni e raccolti i dati, così che il crash test vero serva quasi esclusivamente a confermare i dati ottenuti dalle prove virtuali. Così facendo il totale di modelli schiantati nel corso della progettazione è passato da centinaia a circa una decina. Visto che la potenza delle simulazioni è di grande aiuto ed i progettisti sono molto attenti alla collaborazione di tutte le parti dell’auto, anche singoli componenti vengono testati sia al pc che nella realtà. Ogni componente arriva al crash test dopo oltre 140 simulazioni. Tra questi ci sono, ovviamente, elementi come il cofano anteriore oppure il paraurti.

Manichino da crash test
I manichini da crash test aiutano nella raccolta dei dati sulle possibili zone d’impatto del corpo umano

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