La Hyundai Tucson è un’auto conosciuta, praticamente non ha bisogno di presentazioni. Basti pensare che potrebbe quasi fare brand a sé, tanto cje la clientela sia affezionata e conosca il nome Tucson. Ma perché è riuscita nel corso degli anni a guadagnarsi così tanta fama e rispetto? Certo il modello di Hyundai Tucson plug in in prova è l’ultimo aggiornamento e lo prendo in esame come tale, ma è chiaramente figlio di una storia consolidata. E, nello specifico, la versione in prova è anche con motorizzazione ibrida plug in, tanto per non far mancare niente rispetto allo stato dell’arte della tecnologia di questa vettura.
Ovviamente è già disponibile sul canale YouTube il video della prova completa di questa Hyundai Tucson, lo lascio nel player qui sotto. Ricorda di iscriverti al canale, così da essere sempre aggiornato e supportare tutto il lavoro che c’è dietro la creazione di ogni video!
Dimensioni da famiglia
Con delle dimensioni che prevedono una lunghezza di 4.51 metri è chiaro che la Hyundai Tucson sia un’auto che in città sia al “limite regolamentare” per iniziare ad avere problemi di parcheggio, soprattutto in zone maggiormente congestionate. In compenso, però, è un’auto pensata e sviluppata per famiglie. Questo lo si capisce anche dalla capienza del bagagliaio, che ha un volume di 558 litri, espandibile fino a 1.721. Certo perde qualche litro rispetto la versione full hybrid, nei confronti della quale la batteria di trazione deve pur farsi spazio in qualche modo, però si mantiene incredibilmente vicina – in alcuni casi meglio – alle varianti benzina e diesel.

Chiudono il quadro delle dimensioni complessive il passo da 2.68 metri, la larghezza di 1.865 metri (senza specchietti) e l’altezza di 1.65 metri.
Un design che ha dato vita ad una moda
Se dovessi pensare al design di Hyundai Tucson non potrei fare assolutamente a meno di fare riferimento alle luci di posizione anteriori. Sulla vettura in prova sono state aggiornate ed ammorbidite, hanno un design che – secondo la casa coreana – vuole richiamare i gioielli, ma lo stile è inconfondibile. Ritengo infatti che questa generazione di Tucson, adesso arrivata ad un aggiornamento estetico che l’ha rifinita in qualche punto ed ammodernata, abbia dato seriamente il via alla sperimentazione in fatto di firme luminose. Questi segmenti all’interno della calandra, sovrapposti ed affiancati, hanno fatto capire al mondo automotive che le luci avrebbero potuto contribuire in modo più massiccio al design dell’auto. Tucson ha infatti questo inconfondibile particolare che, come detto, non è stato snaturato con il restyling.

L’occhio generale all’estetica si perde poi in una serie di linee spigolose, un susseguirsi di superfici segmentate che si sviluppa lungo tutto il perimetro dell’auto. Oltre al sopracitato frontale è impossibile non vedere quelle superfici lungo le fiancate, che aiutano anche a dare un tocco di stile ai passaruota ed alle “spalle”. I gruppi ottici anteriori non sono esposti agli urti come quelli della Kona (trovi qui la prova: Prova su strada Hyundai Kona 2023: tutta un’altra auto!) ma sono comunque proiettati verso gli angoli. Il gruppo ottico posteriore è invece posizionato molto in alto, per giunta estremamente personale e riconoscibile nella firma così come l’anteriore. Spezza la linea del portellone bagagliaio e si piazza sotto al lunotto e ben sopra rispetto quello che è, senza magheggi di sorta, lo scarico della parte termica del motore. Che bello continuare a vedere un’auto con lo scarico reale!
Interni a prova di quotidianità sulla Hyundai Tucson plug in

Rispetto al passato la nuova Hyundai Tucson plug in come quella in prova, ha una conformazione degli interni differente. Hanno lavorato molto sulla plancia, per darle un design diverso e più moderno, complice la tecnologia sulla quale Hyundai punta moltissimo. Volante di tipologia classica, anche se con il satinato sembra avere un effetto bicolor, con al centro i quattro puntini – o pixel – che distinguono da un po’ le Hyundai (li ho trovati anche sulla Inster, ne parlo qui anche del significato: Prova su strada Hyundai Inster: piccola si, ma quanto spazio!).
Lo sviluppo della plancia è fisicamente in orizzontale ed include anche una specie di mensola avanti al passeggero. Apprezzabilissima perchè lo spazio non è mai abbastanza ed un supporto come questo è utilissimo, anche se non è gommato e quindi qualche oggetto potrebbe scivolare. Il tunnel centrale è invece distaccato, creando così non solo uno spazio da terra per riporre oggetti più grandi come borse o zaini, ma anche un design più stuzzicante. Immancabile il pad ricarica a induzione a portata di mano ed un po’ di tasti fisici per funzioni dell’ibrido o delle modalità di guida. Tutti satinati questi ultimi e con cornice nera, quindi anche molto piacevoli da vedere e ben contestualizzati.

Il climatizzatore si comanda da una specie di terzo display touchscreen al centro della plancia. Vero che serve guardarlo poichè le dita altrimenti non apprezzano quale tasto si stia premendo, ma almeno ha un blocco di comandi dedicato e non si deve pescare nulla dal menù infotainment.
Tecnologia di bordo: Hyundai non si fa mancare niente
Esattamente come dice il titolo del paragrafo, Hyundai non fa mancare nulla a questa Tucson plug in che ho avuto in prova. E questo passa da sistemi come il riscaldamento e la ventilazione dei sedili fino ai sistemi ADAS di sicurezza, che sono avanzati (ed alcuni anche invasivi…forse), oppure l’Head-Up Display. Non posso però non menzionare strumentazione e infotainment, com’è giusto che sia.

Quasi senza soluzione di continuità ci sono due display da 12,3 pollici per i due sistemi, uno per la strumentazione e l’altro per la multimedialità, per giunta curvi. Le grafiche sono molto futuristiche e minimal, come ormai stiamo vedendo sulle ultime Hyundai. La strumentazione non ha un tema preponderante che cambia molto, con le informazioni di guida sempre tutto sommato visibili ed al centro del display si personalizza qualche dato che si preferisce avere direttamente disponibile sott’occhio. Tra questi anche la distribuzione della coppia tra gli assali, essendo il modello in prova una AWD.
Stessa diagonale per l’infotainment, 12,3 pollici, ma con destinazione d’uso del tutto diversa. La connettività è completa, sia per estendere le funzionalità del telefono con Android Auto ed Apple CarPlay, sia per la connessione dati e gli aggiornamenti direttamente sul sistema dell’auto. Si possono verificare le condizioni meteo così come i parcheggi, oppure ascoltare musica in streaming dal telefono e via discorrendo. Inutile elencare tutte le funzioni perchè, praticamente, riesce a fare tutto ciò per cui un infotainment moderno è stato progettato. Comprese le performance del sistema elettrico, essendo un modello che ha un sistema piuttosto preponderante a tal proposito.

Prova su strada Hyundai Tucson plug in: parto dal confort!
Sì, la prima cosa in assoluto da trattare in merito alla dinamica di guida ed al comportamento su strada durante la prova di questa Hyundai Tucson plug in è il confort. A discapito di quanto si possa pensare parlando di un’auto plug in, quindi con il dovuto peso aggiuntivo dovuto al pacco batterie (supera i 1.800 kg in ordine di marcia) e con dei cerchi da 19 pollici, la Tucson è scandalosamente comoda. Si passa senza problemi sulle sconnessioni stradali senza che arrivi all’abitacolo alcuno scossone di troppo, o troppo rigido. Certo il peso si avverte in alcune situazioni, ma la progressione delle sospensioni non lascia scontenti di utilizzarla in contesti molto variegati, dalla città alle statali oppure per viaggi e gite. La triangolazione dei comandi è indovinata così come l’imbottitura dei sedili, che non hanno fianchetti pronunciati così da offrirsi a corporature di vario tipo.

Doppio motore, doppia modalità
Da buona ibrida plug in ha una doppia anima, con due motori che possono lavorare in autonomia o in collaborazione. Da un lato il propulsore termico 1.6 litri da 160 cv con cambio automatico a sei marce, mentre il motore elettrico a supporto è da 98 cavalli. Il tutto eroga 253 cv e 367 Nm di coppia nel complessivo. Chiaramente la parte del leone la fa il motore elettrico, perchè chi acquista un’auto PHEV è chiaro che prospetti di usarla ricaricando la batteria esternamente e camminando gran parte del tempo in elettrico. Basti pensare che Hyundai dichiara circa 70 km di autonomia a batteria carica, ma io ne ho toccati anche 80 stando un po’ attento ai consumi (in città, perchè in autostrada ne ho fatti 50). Il motore comunque spinge bene, non fa sentire la mancanza del supporto termico e raggiunge anche velocità superiori ai 100 km/h.

Quando il motore termico è acceso supporta bene la batteria, perchè prova a ricaricarla in ogni modo, sfruttando l’eccedenza di energia. Se però la batteria è già carica e serve spinta ecco che arrivano i 253 cv e la coppia massima, che rispondono immediatamente e permettono sorpassi o accelerazioni più “divertenti”. Virgolette d’obbligo perchè, ricordiamoci, non è un’auto sportiva: si ha uno spunto maggiore, ma non è di quelle reazioni che ti attaccano al sedile.
Gestione elettrica e guida attenta
Per ottimizzare la guida in elettrico ci sono le palette dietro al volante, che aiutano a cambiare il livello di recupero dell’energia. Si seleziona il livello più opportuno ma in ogni caso l’auto non arriva a fermarsi del tutto. Per farlo bisogna mantenere premuta la paletta di sinistra, ma in questo caso non è modulabile la frenata essendo on/off. Stesse palette che, in modalità Sport ed a motore termico acceso, tornano alla funzione che tutti conosciamo: cambiare le marce. Una doppia anima che non è la prima volta che vedo su Hyundai ed alla quale bisogna abituarsi.

La trazione integrale aiuta a far rispondere immediatamente i comandi e scaricare la potenza a terra. Distribuisce in autonomia la percentuale di coppia giusta tra gli assali, non bisogna fare nulla, e l’auto procede senza intoppi. Certo prova a limitare gli assorbimenti ovvi, così da abbassare in parte i consumi, ma non appena è richiesto torna subito operativa.
Batteria, consumi e prova ricarica Hyundai Tucson plug in
Nonostante le dimensioni dell’auto, Hyundai ha preferito dare alla Tucson plug in una batteria di medie dimensioni, con i suoi 13,8 kWh. Dimostrazione che non c’è bisogno di strafare per essere validi, così viene ottimizzato anche il peso complessivo del sistema. Ho caricato la batteria alla colonnina in AC in circa 1 ora e 40 minuti senza partire realmente dallo 0%. Ovviamente il vantaggio grande è quello di poterla caricare nel proprio garage, oppure da una presa domestica. In questo modo si può ristabilire quotidianamente la carica completa anche durante la notte, senza troppi problemi.
Se la batteria arriva ad essere scarica e bisogna fare affidamento solo sul motore termico, si ha una sorta di switch ad una funzionamento di tipo full hybrid. Io ho avuto una media di percorrenza di 16 km/litro su strade a scorrimento veloce, che diventano 15 km/litro in città e 10 al litro in autostrada a 130 km/h. Chiaramente la versione AWD tende a consumare leggermente di più rispetto la 2WD, che resta disponibile.

Prezzo e conclusioni
Per portare a casa la Hyundai Tucson plug in come quella che ho avuto in prova servono 46.450 euro per la versione 2WD e circa 50.950 per l’AWD. Poi ovviamente ci sono vari allestimenti tra i quali poter scegliere, io come sempre vi ho dato dei prezzi di partenza, che tutto sommato hanno già un buon livello di allestimento base.
Che ne pensi allora di questa Tucson? Ritieni che le vetture PHEV possano dare soddisfazioni? Fammelo sapere direttamente sui social e non dimenticare di lasciare un like!

