C’è qualcosa di interessante, e forse anche un po’ controcorrente, nella posizione di Volkswagen. In un momento in cui molti costruttori cercano soluzioni ibride sempre più creative per allungare l’autonomia delle elettriche, da Wolfsburg arriva una risposta netta: il range extender Volkswagen, in Europa, non serve. A dirlo è direttamente il CEO, Thomas Schäfer, che ha messo fine alle indiscrezioni degli ultimi mesi su una possibile evoluzione della piattaforma SSP con un motore termico usato come generatore.

Perché il range extender Volkswagen non arriverà in Europa

La questione non è tecnica, ma strategica. E soprattutto normativa. Secondo Schäfer, le regole europee sulle emissioni di CO₂ non premiano questo tipo di soluzione. In altre parole: svilupparla sarebbe possibile, ma non porterebbe vantaggi concreti.

Il range extender Volkswagen, o più in generale questo genere di sistema, ha dei contro da non sottovalutare: aumenta i costi, avendo una doppia unità aggiunge un peso notevole e complica, rigorosamente, l’architettura dell’auto. Il tutto senza offrire benefici reali nel contesto europeo, dove l’elettrico puro sta diventando sempre più efficiente.

Il paradosso: il range extender Volkswagen esiste già… ma in Cina

Ed è qui che la storia si fa più interessante. Perché mentre in Europa viene bocciato, il range extender di Volkswagen vive e cresce in Cina. La joint venture con SAIC ha infatti presentato la ID.Era 9X, un SUV a 7 posti con un motore a combustione che non muove le ruote, ma funziona solo da generatore per la batteria, una soluzione ispirata dal motore termico di BYD del quale parliamo qui BYD ha sviluppato un motore boxer solo per piattaforme elettrificate. Allo stesso tempo, è possibile guardare anche a soluzioni come l’e-POWER di Nissan, anche se in quest’ultimo caso il funzionamento non è realmente da range extender poichè la base e la capacità della batteria non sono da auto elettrica vera e propria. Noi abbiamo provato la X-Trail e ne parliamo qui: Prova Nissan X-Trail 2023 e-Power: l’ibrido reinventato!.

Un approccio, quelo di VW in Cina che in quel mercato ha senso considerando le diverse infrastrutture, la percezione dell’elettrico e le esigenze differenti degli automobilisti cinesi rispetto gli omologhi europei. In pratica: stesso marchio, due filosofie opposte.

range extender Volkswagen a 3/4
Un grande SUV elettrico con range extender: linee pulite e impostazione moderna nascondono una tecnologia pensata per estendere l’autonomia senza cambiare l’esperienza di guida.

La vera scommessa: plug-in e autonomia reale

Se il range extender Volkswagen non convince, cosa c’è al suo posto? Indubbiamente Volkswagen punta su un ibrido plug-in evoluto. Nel Gruppo ci sono infatti auto PHEV con autonomie davvero interessanti e che permettono utilizzo nel quotidiano senza usare benzina, così come una certa flessibilità nei lunghi viaggi. Ne è un esempio la Cupra Formentor PHEV, della quale trovi la prova qui: Prova Cupra Formentor ibrida plug in 204 cv: auto dalla doppia anima!. Una soluzione più “europea”, se vogliamo: concreta, già pronta e perfettamente integrata nelle normative attuali.

range extender Volkswagen motore
Il cuore del range extender: un motore termico che non muove le ruote, ma funziona da generatore per ricaricare la batteria quando si scarica.

Il motivo tecnico dietro la scelta

Anche dal punto di vista ingegneristico, la posizione è piuttosto logica. Secondo il responsabile R&D Kai Grünitz, le nuove elettriche:

  • superano i 650 km di autonomia
  • hanno tempi di ricarica sempre più brevi

In questo scenario, aggiungere un motore termico diventa quasi un controsenso:
una batteria grande + un motore in più = più peso, meno efficienza. E soprattutto, più complessità per qualcosa che – semplicemente – non serve più.

Volkswagen Range extender : superato o solo fuori contesto?

La sensazione, più che una bocciatura definitiva, è quella di una scelta molto concreta, quasi pragmatica. Il range extender Volkswagen non è sparito dai radar, semplicemente non è la risposta giusta per l’Europa di oggi. In altri mercati, dove le esigenze sono diverse, può avere ancora un senso preciso.

Ed è proprio qui che sta il punto interessante: non esiste una formula unica per tutti. Volkswagen sembra averlo capito bene, adattando le proprie soluzioni a seconda di dove verranno usate. Più che una rinuncia, quindi, è una questione di contesto. E forse anche di tempismo.

Cosa ne pensi? La scelta di Volkswagen di escludere il range extender in Europa è davvero una questione solo tecnica, oppure c’entrano anche strategia e costi dietro le quinte? Faccelo sapere direttamente sui nostri social e non dimenticare di lasciare un like!


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