Quando Mazda ha presentato al mondo il SUV CX-60, tutti probabilmente hanno pensato la stessa cosa: i giapponesi sono fuori come dei lampioni. Perchè pensare di presentare un’auto con caratteristiche che da un lato potrebbero sembrare del tutto anacronistiche, soprattutto prendendo in esame il fatto che Mazda – almeno in Italia – non è di certo una firma da volumi impressionanti, lascia un attimo perplessi. Poi ci si ricorda che Mazda fin dal principio ha sempre avuto l’onere e l’onore di osare. Ha sempre mantenuto una sua identità, sfidando tutto e tutti. La prova della Mazda CX-60 non è altro che la concretizzazione dell’identità perfettamente autonoma del brand di Hiroshima.
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Cos’ha di interessante questo SUV?
Il fatto che nel 2024 si stia parlando di un SUV di segmento D che è stato progettato su una piattaforma ex novo, che questa stessa piattaforma nasca di base a trazione posteriore e che veda in adozione motori longitudinali sia benzina che diesel, la dice lunga. Non siamo negli anni ’70, ’80 e ’90, durante i quali l’automotive pullulava di novità ed esperimenti meccanici di alto livello. Adesso viviamo in un’era nella quale tutto è molto più oculato, vuoi per contenimento di voci di spesa superflue, vuoi perchè il mercato è cambiato nei suoi paradigmi. Ma Mazda ha da sempre dimostrato di non seguire molto i paradigmi, così ha tirato fuori una novità bella e buona.

La lunghezza di Mazda CX-60 in prova è di 4.74 metri, dimensione che ovviamente porta l’auto fuori dal contesto d’uso prettamente cittadino. Seguendo le altre direzioni la larghezza è di 1.949 m, mentre è alta 1,68 m. 2,87 metri il passo, decisamente non trascurabile. Aperto il portellone del bagagliaio – elettroattuato e con la chicca che rallenta la corsa in fase di chiusura prima della cerniera per evitare di “crollare” e dare un colpo secco – si accede ad un volume di 570 litri, che diventano 1726 con tutti i sedili abbattuti.
Volumetrie intriganti e dichiaratamente Mazda
Nonostante si tratti di un prodotto completamente nuovo, Mazda ha lavorato bene sul design per renderlo “più Mazda possibile“. Le volumetrie, le dimensioni e le forme ricordano chiaramente la gamma SUV di Hiroshima, a partire da CX-5 (noi l’abbiamo provato, lo trovi qui: Prova Mazda CX-5: il SUV diesel capace di stupire). Il cofano anteriore è molto lungo, con il risultato di avere visivamente un abitacolo arretrato. Solitamente queste proporzioni sono riservate alle sportive, alle coupè, ma dal Giappone hanno preferito riservare questa caratteristica anche ad un SUV di generose dimensioni. Però questo porta anche al contraltare della coda quasi tronca. Il lunotto, piccolo e alto, scende molto verticale ed assieme al portellone crea un blocco quasi monolitico. Roba che fa ringraziare la presenza delle telecamere a 360°.

Quello che di riconoscibile si ritrova su CX-60 è la grande calandra, che come tradizione vuole è nera con tutto il perimetro cromato. Cromature che poi ritroviamo un po’ in giro attorno l’auto, anche sugli scarichi. O meglio sui finti scarichi, perchè al posteriore, su entrambi i lati, il Costruttore nipponico ha preferito simulare l’innesto dei terminali di scarico. Nella realtà lo scarico punta verso il basso, nascosto alla vista. Uno scivolone di design per chi apprezza la purezza. Un trend di mercato che avrebbero potuto sovvertire.
Prova interni Mazda CX-60: è davvero premium?
La grande sfida da affrontare con un SUV di queste dimensioni è soprattutto negli interni. L’aria che si respira, gli inserti, il comfort di marcia e l’ergonomia di bordo. Tutto deve essere studiato, approfittando anche dello spazio offerto da un’auto del genere. Che quindi lo spazio a bordo sia sufficiente quasi non c’è nemmeno da segnalarlo. Vero è che le Mazda in alcuni casi hanno avuto la pecca di lasciare leggermente costretti i passeggeri in seconda fila, ma nel caso della CX-60 si tratta solo di un lontano ricordo. Quindi di c’è spazio per le gambe e per la testa di tutti gli occupanti ce n’è.

Un’altra caratteristica che ha da sempre accompagnato le varie Mazda che abbiamo provato (qui anche la prova della Mazda 3: Prova su strada Mazda 3 2021: prezzo, interni e test dell’auto di Batman) è la cura dei pellami e della plancia. Ok, le sellerie rivestite in pelle bianca non sono la scelta più saggia di questo mondo, lo dobbiamo ammettere. Bellissimi da vedere e su questo non ci piove, ma potrebbero facilmente sporcarsi, quindi vi avvisiamo: richiedono un’attenzione in più durante l’utilizzo! Della plancia sono invece apprezzabili i contrasti ed i rivestimenti. Sono originali, che fanno capire l’impegno profuso nel pensare a qualcosa che – finalmente – si distacchi dal resto del mercato.
Le ampie superfici vetrate rendono l’abitacolo molto luminoso, d’altronde la linea di cintura non è altissima e quindi si riesce a far entrare molta luce anche lateralmente. Punta direttamente agli inserti simil-legno o simil-avorio che sono su plancia e tunnel centrale. Sul gusto estetico non si discute e possono non piacere, ma noi li abbiamo apprezzati. Diverso il discorso per il pannello selettore del cambio, anonimo nello stile e plasticoso nell’effetto. Lo scivolone più grande degli interni – sì, Mazda deve inciampare ogni tanto, è più forte di loro – sta nella barra cromata all’interno delle porte. Sembra plasticosa ma, soprattutto, fa un po’ auto americana anni ’60. Insomma non il massimo.
Tecnologia innovativa di bordo
Non si può non aprire un paragrafo sulla tecnologia senza parlare del Driver Personalization System. Un sistema che regola la completa posizione di guida, specchietti e piantone volante compresi, in base ad una serie di algoritmi. Ci si siede al posto di guida, si imposta la propria altezza e si lascia fare tutto al sistema. L’auto “vede” i nostri occhi e volto grazie a telecamere dietro il pannello strumenti e, avendo il dato sull’altezza, regola in automatico tutti i parametri. Non bisogna far altro che guidare, anche perchè la posizione che ci ha trovato non era così distante da quella che avremmo impostato in autonomia.

Prese USB-C a profusione, pad ricarica a induzione ed un paio di prese 220V danno una garanzia di sostentamento a tutti i dispositivi dei quali non possiamo fare a meno. Le due prese 220V sono dietro al tunnel centrale e nel bagagliaio, con quest’ultima che supporta carichi fino a 1.500W. Questo per Mazda significa essere al passo con i tempi, visto che oggi la richiesta energetica è sempre in crescita ed i dispositivi da alimentare sono sempre più “assetati”. Diverso il discorso per il sistema infotainment, ma questo c’era da aspettarselo. Il display di bordo non ha lo schermo touch, delegando sempre a comandi fisici (oppure all’assistente vocale) selezioni e inserimenti anche degli indirizzi del navigatore.
Completamente digitale anche la strumentazione, seppur cambi tema solo al netto del cambio modalità di guida. Mazda preferisce non pasticciare troppo con la personalizzazione del display, perciò lascia poca scelta in merito e si può optare solo per le informazioni di guida.
Prova su strada Mazda CX-60
Ci sono due grandi indiziati come motori su questo grande SUV, entrambi interessanti a loro modo. Da un lato il diesel 3.3 litri, un sei cilindri in linea longitudinale progettato da zero in un momento nel quale – pare – che parlare di diesel equivalga a bestemmiare. Dall’altro un motore ibrido plug-in basato su un 4 cilindri in linea, montato sempre longitudinalmente, da 2.5 litri. Cubature importanti in entrambi i casi, che ricordano quanto la Casa della M non sia incline al concetto di downsizing, ma la nostra prova della Mazda CX-60 si concentra sulla versione ibrida plug-in.

Il motore benzina Skyactiv-G è associato ad un motore elettrico per una potenza complessiva di 327 cv e 500 Nm di coppia. Sono scaricati principalmente sull’asse posteriore, d’altronde la base meccanica prevede proprio il posteriore come asse di trazione principale, ma la Mazda CX-60 in prova è in configurazione AWD e quindi arriva una componente anche sull’asse anteriore tramite un cardano. L’accoppiata tra termico ed elettrico non lascia avvertire il peso non del tutto trascurabile dell’auto, perchè lo spunto è buono e si viaggia in modo confortevole ma soprattutto corposo. D’altronde la cubatura del termico c’è e quindi viene sfruttata, anche perchè – strano ma vero – al salire dei giri arriva anche un sound godibile.
Due dettagli: sospensioni e, soprattutto, angolo di sterzo!
Da un’auto del genere ci si aspetta un confort di alto livello quando si parla di sospensioni. Si pensa ad un setup molto morbido. In Mazda non sono dello stesso parere ed hanno calibrato più sul rigido la CX-60 come quella della prova. Se è vero che i cerchi sono da 20 pollici, sullo sconnesso la compressione pare essere chiusa. Probabilmente una scelta mirata al contenimento del rollio, che infatti non è a livelli da mal di mare. Certo quando si affrontano dossi o sconnessioni importanti chi è seduto dietro avverte una rigidezza, soprattutto perchè il divanetto posteriore è quasi sull’asse, ma al contempo anche una uniformità di comportamento.

Se c’è però una cosa che ci ha lasciati piacevolmente sorpresi durante l’intera prova di Mazda CX-60 è il raggio di sterzata. Il fatto stesso di avere un motore longitudinale ha permesso un lavoro differente sulle sospensioni, che a sua volta ha permesso di sfruttare lo spazio in più e quindi far girare molto le ruote. Ne risulta un’auto grande, ma che al contempo si direziona bene e parcheggia senza troppi sforzi. Oppure, se proprio vogliamo uscire dal contesto urbano – come detto più sopra – e dare un esempio più incline alle doti da viaggiatrice che può avere la “sessanta”, affronta i tornanti di montagna senza batter ciglio.
Prova in elettrico della Mazda CX-60 e prestazioni da ibrida plug-in
La Mazda CX-60 in prova ha però anche una comparto elettrico che le permette di camminare sfruttando esclusivamente la parte elettrica. La carica arriva da una batteria di 17.8 kWh e la Casa dichiara circa 63 km di autonomia senza consumare una singola goccia di benzina. Noi abbiamo ovviamente selezionato la modalità di guida EV ed abbiamo sfruttato quanto più possibile questa risorsa. Ed è qui che arriva un dato curioso, che dimostra quanto questo SUV preferisca le statali anche con la trazione elettrica. Tralasciando che il motore elettrico emette un ronzio più forte della media, lungo le strade statali abbiamo realizzato una migliore percorrenza rispetto ad un percorso prettamente cittadino. In città una carica completa è servita a coprire circa 32 km, sulle statali siamo arrivati quasi a 60 km.

Quando la batteria è ad ricaricare, l’unica opzione possibile è la ricarica in corrente alternata. Niente continua, che sarebbe più veloce, ma non è una cosa desueta con le auto PHEV. CX-60 ha a bordo un caricatore che accetta 7.4 kW, quindi impiega poco più di un paio di ore per fare il pieno.
Prezzo e conclusioni
Dopo aver messo alla prova Mazda CX-60 ci siamo resi conto quanto il Costruttore osi, osi sempre, ma lo faccia con criterio. Si tratta di un SUV molto intelligente e concreto, che non ha nulla da invidiare a dei brand che potremmo definire più blasonati.
Per portarla a casa si parte da una base di 55.150 euro se si è interessati alla versione ibrida plug-in.









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