Il mondo delle auto elettriche è ancora in fase di sviluppo e l’utenza, seppur si trovi ad essere molto più educata e cosciente rispetto a qualche anno fa, continua a fare i conti con argomenti sempre nuovi sul tema. Tra questi un fattore che spesso non viene considerato quando si parla di ricarica dell’auto elettrica è la perdita di energia in fase di ricarica. Un dato chiave, considerando che l’energia erogata dalla colonnina viene pagata. Ma quanto può influire realmente? Una risposta viene dall’ADAC, che ha condotto alcuni test in merito.

La ricarica dell’auto elettrica in corrente continua

Partiamo dal caso più semplice, seppur possa non sembrare così. La ricarica in corrente continua, DC, crea una sorta di collegamento diretto tra la batteria e la colonnina. Questo perchè le batterie funzionano a corrente continua, quindi non c’è bisogno di una trasformazione ad opera di un inverter. In questo modo le perdite di corrente – sì, se vi è venuto in mente il concetto di perdita della rete idrica potrebbe essere assimilato senza problemi, con la differenza che non si rilascia elettricità nell’ambiente – sono assottigliate e quasi azzerate.

C’è però da specificare che per supportare questo tipo di ricarica l’auto elettrica deve condizionare il pacco batterie, riscaldandolo o raffreddandolo sulla base delle condizioni ambientali e di ricarica. Se la potenza di ricarica è molto alta il pacco batteria si riscalda, quindi bisogna raffreddarlo. Se invece la temperatura ambiente è molto fredda c’è bisogno di riscaldare il pacco batterie. In entrambi i casi l’energia viene prelevata dalla colonnina, comportando così un costo aggiuntivo. In questo caso il preriscaldamento della batteria può aiutare, così da migliorare anche la potenza (ed i tempi) di ricarica.

L’ADAC ha stimato, a valle delle sue prove e con diversi modelli di auto, perdite dall’1% al 10% in base alle condizioni ambiente e della batteria. La migliore delle condizioni tra quelle testate è quando si precondiziona la batteria e la temperatura ambiente è di 23°C, con un 1% di perdita. Male ricaricare a 0°C e senza aver preriscaldato la batteria, perchè si perde un gran 10%.

Ricarica in corrente alternata

Il discorso della corrente alternata si fa un po’ più complesso. In questo caso la corrente immessa deve prima essere trasformata dall’inverter, comportando così un passaggio in più. In questo caso la ricarica è possibile sia con wallbox che con una tradizionale presa Schuko, seppur quest’ultima sia sconsigliata a meno di avere un impianto elettrico ben dimensionato.

Mediamente l’ADAC ha mostrato come con potenze di ricarica basse e senza utilizzare una wallbox le perdite di corrente siano maggiori. A 2.3 kW una Renault ZOE perde il 24,2%, ma c’è da specificare che ormai è un’auto che ha qualche anno sul groppone. La Tesla Model 3 (qui la nostra prova: Prova su strada Tesla Model 3 2025 Long Range AWD: è davvero la migliore?) perde allora il 15,2%, mentre una Volkswagen ID.3 il 13,6%. Salendo però a 11 kW, possibili con una wallbox ed un impianto dimensionato bene, le stesse auto passano a perdite rispettivamente del 9,7%, 7,7% e 9,0%. Miglioramenti sostanziali dell’efficienza, che dimostrano anche i vantaggi di avere una wallbox.

Perchè le perdite di corrente sono importanti?

Per farla breve è importante capire che le perdite di corrente si pagano. Questo perchè la colonnina eroga la corrente e la conteggia nella fattura, seppur questa venga dispersa in diversi modi. Da un lato per delle trasformazioni, dall’altro con la trasformazione in calore, dall’altro ancora a causa di assorbimenti. In quest’ultimo caso c’è da considerare che gli impianti di bordo per la gestione della ricarica e dell’elettronica di potenza sono attivi durante la ricarica, con conseguenti assorbimenti che in alcuni casi non sono affatto banali (anche 300W).

E tu avevi considerato questi costi “nascosti” quando si parla di ricarica dell’auto elettrica? Faccelo sapere direttamente sui social e non dimenticare di lasciare un like!

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