Nella serata del 27 ottobre il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo hanno fissato definitivamente gli accordi previsti per lo stop definitivo alla vendita di vetture con motori endotermici a partire dal 2035. L’UE ha fissato quelle che sono le tappe da rispettare per arrivare alla completa decarbonizzazione del settore automotive.
Le tappe per arrivare allo stop dei motori endotermici
Gli obiettivi prefissati per arrivare alla completa decarbonizzazione entro il 2035, e quindi lo stop alle vendite di auto e furgoni con motori endotermici, prevedono una serie di tappe intermedie. Dal 2025 in poi ogni auto e furgone prodotti dovranno garantire una riduzione del 15% delle emissioni di CO2 rispetto al 2021. Dal 2030 la riduzione deve essere del 55% per le auto e del 50% per i furgoni. Per arrivare poi al 2035, da quell’anno qualsiasi auto o furgone prodotto dovrà garantire una riduzione del 100% delle emissioni di CO2.

Cosa succederà dal 2035?
L’UE attuerà una serie di nuove misure per valutare la quantità di CO2 emessa dal 2025 in poi. Le misure che verranno adottate prevedono di valutare la CO2 prodotta nell’intero ciclo produttivo di una vettura, quindi non solo durante il funzionamento in strada. Inoltre l’UE si è imposta come obiettivo quello di valutare annualmente qual è il divario tra il target prefissato e il target raggiunto, attuando le dovute contromisure per ridurre al minimo un’eventuale differenza tra i due target. Per garantire lo stop dei motori endotermici l’UE impone alle case automobilistiche di pagare all’immatricolazione una somma di 95 euro per ogni grammo di CO2 al km di emissioni oltre la soglia stabilita. Questa misura farà sì che, dal 2035, diventerà più conveniente economicamente acquistare un’auto elettrica a zero emissioni.
I produttori potranno comunque ancora mettere sul mercato modelli diesel e benzina. Dal 2035 l’unica deroga verrà concessa ai piccoli costruttori, quelli cioè con una produzione compresa tra le 1.000 e le 10.000 vetture, che dovranno rispettare unicamente lo stop termico del 2035 senza dover passare attraverso le altre due tappe intermedie. Questa misura è pensata come per aziende come quelle concentrate nella Motor Valley italiana, come ad esempio Lamborghini e Ferrari. Le aziende che producono una soglia inferiore a 1000 auto potranno continuare a costruire e vendere auto con motore diesel o benzina. Questo perchè per aziende così di nicchia sarebbe economicamente impossibile poter garantire i target prefissati dall’UE.
Sarà possibile garantire la completa decarbonizzazione entro il 2035?
Risulta chiaro dunque che a Bruxelles si spinge per poter convertire il vecchio continente ad una mobilità totalmente elettrica. Ma è fattibile raggiungere tale obiettivo? Allo stato attuale risulta impensabile garantire la completa elettrificazione del parco auto nazionale. Pensiamo ad esempio al nostro paese, l’Italia, che ha una rete elettrica che necessita di massicci interventi di ricostruzione e ampliamento per poter sopportare lo sviluppo della mobilità elettrica. Allo stato attuale se si passasse ad una mobilità totalmente elettrica la rete elettrica nazionale collasserebbe con danni incalcolabili. Per non parlare delle problematiche relative all’estrazione e allo smaltimento dei materiali utilizzati per le batterie delle auto. Dunque bisogna vedere se in soli 13 anni si possa arrivare ad un punto di svolta sostanziale.
Un tentativo di poter ridare seconda vita ai motori a combustione interna si palesa con gli e-fuel, i carburanti sintetici o, come li definisce la Commissione, “carburanti neutrali in termini di CO2”. Parliamo quindi di quei carburanti ottenuti con anidride carbonica e idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili. La commissione si impegna a fare una proposta per consentire l’immatricolazione di auto alimentate esclusivamente con questi carburanti neutrali, in conformità con i target prefissati per il 2035.
Il ruolo dell’idrogeno
Un’altra valida alternativa alle auto elettriche tradizionali sono le auto a celle a combustibile (ne abbiamo parlato qui). Le celle a combustibile sono diventate oggetto di studio di molti ricercatori e scienziati. I limiti precedenti legati a questa tecnologia si stanno man mano superando, arrivando a realizzare celle a combustibile sempre più performanti e meno costose. Il problema principale riguarda l’idrogeno, che per par condicio dovrebbe essere prodotto esclusivamente da fonti rinnovabili.

Anche qui però si balena una luce di speranza. Infatti ad inizio anno, per accelerare il passaggio ad una economia all’idrogeno, in Europa si erano stanziati circa 100 miliardi in fondi che andassero alla produzione di idrogeno blu, ovvero usando fonti fossili eseguendo poi la CCS (Carbon Capture and Storage). A causa del conflitto tra Russia e Ucraina però il prezzo dell’idrogeno blu ora ammonta a circa il doppio di quello dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Per questo motivo si è deciso di ristanziare parte di quei fondi per la realizzazione di impianti per la produzione di idrogeno Green. Una condizione che potrebbe accelerare lo sviluppo delle auto a celle a combustibile e che potrebbe garantire l’instaurarsi, nel breve termine, di un’economia di scala che potrebbe far calare il prezzo delle vetture.
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