Dopo quasi un anno dal primo contatto con il brand Omoda Jaecoo, e di conseguenza con la Omoda 5 che è stato uno dei primi modelli commercializzati in Italia, ecco che mi sono ritrovato a provare la versione full hybrid. Beh, chiamare la nuova Omoda 5 SHS-H in prova solo full hybrid può sembrare riduttivo considerando la tecnologia che c’è dietro, ma ovviamente andiamo per gradi!
La prova in video di nuova Omoda 5 SHS-H è già online anche sul canale YouTube Test Driver, al quale ti consiglio di iscriverti per non perdere un aggiornamento e supportare tutto il lavoro che c’è dietro il network! Ti lascio il player incorporato direttamente qui sotto per vedere il video!
Un SUV sportivo e dinamico
Nonostante Omoda e Jaecoo siano due filoni distinti dello stesso brand, due lineup di prodotto piuttosto che marchi distinti, hanno ovviamente anime differenti. Omoda è un binario che porta verso un prodotto dal carattere più giovanile, sportivo e dinamico. Omoda 5 è infatti la dimostrazione di un design che vuole linee accattivanti, come dimostrato anche dalla grande calandra anteriore. Le linee sono estremamente complesse, con una geometria quasi ipnotica. Cambia in parte rispetto al primo design arrivato in Italia, così come cambiano i fari, che adesso hanno luci di posizione molto affilate. Peccato per i proiettori principali, che messi in basso ed agli angoli del paraurti potrebbero essere esposti a banali impatti da parcheggio.

Il dinamismo che si trova all’anteriore si ripropone perfettamente anche dietro, dove sono le “spalle” dell’auto a farla da padrone. Lasciando momentaneamente da parte lo spoiler sul lunotto, che in effetti è di generose dimensioni, il montante C che si allarga andando verso la parte mediana ed inferiore della carrozzeria dona parecchio stile. In pratica l’auto si allarga a partire dalla base del lunotto, così da avere un maggiore spazio vitale per il bagagliaio (che ha un volume di 442 litri in configurazione 5 posti e 1.149 litri abbattendo gli schienali dei sedili posteriori) e per il blocco sospensivo posteriore. Il tutto aiutato dallo sviluppo orizzontale dei gruppi ottici posteriori, che creano una linea coerente con il corpo vettura.
Interni: plastica si, ma con stile
Come ho già lasciato intendere nel titolo del paragrafo sì, all’interno della Omoda 5 SHS-H in prova c’è plastica. Questo non mi stupisce affatto, considerando che ormai la trovo ovunque e nelle forme più disparate. La discriminante è quale plastica e come viene presentata. Gli inserti nell’abitacolo di questa cinese richiamano un po’ le venature del legno. Ad alcuni potrebbero non piacere ma devo ammettere che hanno un loro stile, soprattutto perchè permettono di avere una percezione qualitativamente valida dell’abitacolo.

Guardandosi attorno le sensazioni sono tutto sommato confermate. Tasti satinati sul tunnel centrale, che per giunta ha una valanga di spazio nella parte bassa grazie ad un vano con base in gomma, così da evitare che gli oggetti risposti scivolino. La classicissima plastica nera lucida l’ho trovata solo sulle razze del volante, per i comandi di bordo. Ci può stare, perchè non sono zone di contatto con oggetti che possono rovinarli e graffiarli, ma di certo non nascondono le impronte. Tutto comunque, illuminazione compresa, cerca di passare una sensazione piacevole e di qualità, cosa che in effetti viene trasmessa senza troppe riserve. A trovare il pelo nell’uovo c’è qualche tolleranza che potrebbe essere rivista, ma niente di tragico.
Prova della tecnologia di bordo della Omoda 5 SHS-H
Le auto cinesi, o meglio ancora asiatiche, per antonomasia puntano tanto sul fattore tecnologico. Si tratta di una delle più grandi frecce al loro arco, perchè provano ad offrire – anche di serie – sistemi che auto europee magari fanno pagare a parte. Vedasi la completa suite di sistemi ADAS (se non sai cosa sono ne parlo qui: Sistemi ADAS: cosa significano le sigle e come funzionano?), tra i quali anche le telecamere attorno l’auto oppure il sistema che controlla se effettivamente stai guardando la strada oppure ti sei distratto, con conseguente richiamo all’ordine.

Sulla plancia invece immancabili due grandi display da 12,3 pollici l’uno. A sinistra per la strumentazione, a destra per l’infotainment. La prima permette di avere sott’occhio le informazioni di guida importanti, con il quadrante di destra che è personalizzabile con alcuni dati a scelta. Io, a dirla tutta, ho preferito lasciare il potenziometro. Segnalo che viene visualizzato anche il livello di carica della batteria, cosa assolutamente non scontata su una motorizzazione full hybrid ma che apprezzo molto. Ti permette infatti di capire anche quanta strada riesci a fare in elettrico puro.
Al centro della plancia vive il sistema infotainment, che parto con il dire che non ha un sistema di navigazione integrato. Scelta un po’ infelice per il mercato europeo, tutto sommato, ma considerando che siamo ormai costantemente connessi con i sistemi Android Auto ed Apple CarPlay il navigatore di tipo classico potrebbe essere visto come superato. Certo sono sistemi che drenano batteria dai dispositivi, motivo per il quale non solo c’è il pad di ricarica ad induzione ma è anche refrigerato. Altra chicca interessante questa, poichè la ricarica wireless tende a scaldare in modo eccessivo gli smartphone.
Alla prova del sistema ibrido SHS-H della Omoda 5

Qui entriamo assolutamente nel vivo della prova, soprattutto perchè ho modo di spiegarvi il funzionamento di questo sistema ibrido tirato fuori da Omoda Jaecoo. Il primo contatto con questo SHS, che è divenuto una specie di sub-brand tecnologico, l’ho avuto in occasione della presentazione statica (ne parlo qui: Omoda Jaecoo ed il Super Hybrid System: da Omoda 5 SHS-H al futuro). Il Super Hybrid System si divide nelle configurazioni “S” per il full hybrid e “P” per il plug-in hybrid, quindi nel caso della Omoda 5 la motorizzazione è il primo dei due casi essendo SHS-H.

Sono anni che vediamo in giro sistemi ibridi di tutti i tipi, in serie o parallelo e così via (Nissan con l’E-Power ne è un esempio, ne parlo qui: Prova Nissan X-Trail 2023 e-Power: l’ibrido reinventato!), ma cos’ha di speciale quello di Omoda Jaecoo? La combinazione tra motori. La parte termica è basata su un 1.5 litri TGDi, un turbo benzina a ciclo Miller per il quale sono riusciti a raggiungere l’ottima efficienza termica del 44,5%. Viene però affiancato da due motori elettrici: uno, più potente, per la trazione, ed un altro dedicato esclusivamente alla ricarica della batteria. Questa combinazione permette non solo di elevare l’efficienza al massimo, ma anche di sfruttare la trazione elettrica per quanto più tempo è possibile.
Prestazioni elettriche di Omoda
In effetti la strada che si riesce a percorrere in elettrico è davvero tanta, grazie sia alla batteria da 1,8 kWh sia alla capacità di recupero veloce dell’energia. Il software dell’auto è impostato sul cercare di sfruttare l’elettricità quasi ad ogni costo, tanto che in occasione di un kick down l’auto ha continuato a viaggiare per qualche secondo in elettrico piuttosto che accendere immediatamente il motore benzina. Poi ha letto una richiesta evidente di coppia e potenza ed il motore termico è partito, così da attingere il più possibile ai 224 cv e 310 Nm combinati a disposizione.

Quando si viaggia in elettrico non si sente la mancanza di un supporto termico, perchè la potenza è buona per mettere in movimento l’auto ed affrontare numerosi scenari su strada. Poi c’è il vantaggio di non avere quasi vibrazioni, cosa che in minima parte si avverte quando parte il mille-e-cinque. Anche perchè in effetti non è il motore più silenzioso del mondo, quindi la sua presenza è costante. Però lo spunto in fatto di prestazioni è valido, con un cambio che lavora in modo discreto nonostante non ci siano paddle dietro al volante: non si ha in alcun modo la possibilità di scegliere in autonomia la marcia da usare, deve fare tutto lui.
Dinamica da auto cinese?
Pensare alle auto cinesi porta subito a pensare a delle sospensioni particolarmente ballerine, che non supportano molto l’auto in curva. La prova della Omoda 5 SHS-H mi ha dimostrato che, invece, un po’ di supporto c’è e che non necessariamente deve venirti il mal di mare quando affronti le curve. Le sospensioni sono regolate un filo sul rigido, che trovo anche giusto. Peccato che qui entra in gioco un dettaglio che a me non ha fatto impazzire, ma ritengo anche di essere critico a tal proposito: il volante.

Quando giri il volante non avverti bene ciò che succede sotto le ruote. Vibrazioni, scossoni, perdite di carico. Quasi nulla viene trasmesso sotto le mani, quindi è estremamente filtrato come sistema. Può sicuramente andare bene a chi vede l’auto come un mezzo per andare da un punto all’altro senza godimento dinamico, ma io che preferisco sapere per bene ed al millimetro dove sto puntando le ruote ho avvertito subito questa mancanza. Ma devo anche ammettere che la Omoda 5 non è una sportiva e non vuole oltremodo esserlo, quindi viene incontro agli automobilisti che fanno dell’auto un mezzo di trasporto giornaliero.
Prezzo Omoda 5 ibrida e conclusioni

Molto piacevole questo primo contatto con la nuova Omoda 5 SHS-H, con una prova che ha messo in evidenza – com’è giusto che sia – luci ed ombre. Non ha molto da invidiare ad omologhe europee, che anzi farebbero bene a guardarsi spalle e fianchi, soprattutto per il prezzo: Omoda 5 full hybrid parte da 28.500 euro per l’allestimento base ed arriva a 31.500 euro per il top di gamma. In realtà gli allestimenti sono due, quindi con il più accessoriato già si ha praticamente tutto. Su entrambi, invece, ci sono 7 anni di garanzia o 150.000 km, così come il brand ha allestito un magazzino in Italia per avere sempre in stock il 98% delle componenti di ogni auto come ricambio. Questo permette di approvvigionare la rete di assistenza in 24/48 ore.
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