La nascita di una leggenda

Alla fine degli anni 70″ Alfa Romeo, decisa a rientrare nel mondo delle berline di grandi dimensioni, investì tempo e denaro nella progettazione di un nuovo motore a 6 cilindri a V. Il compito fu affidato all’Ing Giuseppe Busso. Se vi state chiedendo da chi derivi il famoso motore Alfa Romeo V6 Busso beh, è proprio da lui. Ma andiamo per gradi e facciamo chiarezza sui leggendari V6 di cui vi parleremo oggi.

Intanto, se siete fan di Alfa Romeo, come la vedreste una rielaborazione della Alfa Romeo Montreal? Qui abbiamo una proposta: Una Alfa Romeo Montreal da sogno: il rendering di Helio Queiroz!

Lezioni dal passato

Alfa Romeo non era nuova all’utilizzo di motori a 6 cilindri, infatti fino al 1969 era stata in produzione l’Alfa Romeo 2600 spinta proprio da un 6 cilindri in linea. Questi motori però avevano delle problematiche. In pratica aumentando la potenza del motore oltre una certa soglia, l’albero a gomiti andava incontro a fenomeni torsionali.

Si optò allora per questa nuova configurazione a V di 60°, con basamento in alluminio e 2 valvole per cilindro (che diventeranno 4 nel 1992).

Progetto “119”

Il V6 “Busso” vide la luce per la prima volta nel 1979, alloggiato all’interno dell’Alfa Romeo Alfa 6. Con una cilindrata di 2.492cc e una potenza di 158cv, il V6 soddisfò tutte le aspettative. A quel tempo la situazione petrolifera non era delle migliori, ma il motore Alfa fu un ottimo compromesso tra prestazioni ed efficienza.

Questa prima versione era caratterizzata dalla presenza di un solo albero a camme in testa per bancata, quindi 12 valvole azionate da una cinghia posteriore che comandava le valvole di aspirazione. Le valvole di scarico venivano controllate da una piccola punteria ed un bicchierino.

L’evoluzione 3000cc e il 2l turbo per i V6 dell’Ing. Busso

Alla fine degli anni ’80, con l’Alfa 75, venne presentata la prima evoluzione del V6, il 3000 cc 12 valvole da 192cv.

Motore V6 Busso 2.0
Il motore V6 Busso 2.0 montato sulla Alfa Romeo GTV

Successivamente l’ing Busso, con lo scopo di aumentare le prestazioni, pensò addirittura di ridurre la cilindrata a 1996cc e aggiungere un turbo. Questo fu il primo motore ad essere completamente a controllo elettronico, persino il pedale dell’acceleratore. Un tale esercizio di ingegneria non poteva non conquistare il titolo di miglior propulsore al mondo nella sua categoria, nel 1991, e fu il primo a raggiungere una potenza specifica di 105cv/l. Equipaggiato dalla Alfa Romeo GTV e dalla 164, questo piccolo gioiello è stato l’ultimo motore interamente progettato e costruito da uomini Alfa prima dell’acquisizione da parte di Fiat.

I V6 2.5l e 3l 24 valvole

Chiuso il capitolo con il 2 litri turbo, a causa delle aggiornate normative sull’inquinamento ed agli elevati costi di produzione, la casa del Biscione sviluppò i nuovi V6 24V usando come base di partenza il vecchio V6 12v. Avevano molto in comune con i loro cugini a 12 valvole ma furono rinnovati in molti aspetti quali pistoni, alberi di distribuzione, teste dei cilindri e altre componentistiche che andarono ad ottimizzare il propulsore sia in fase di aspirazione che combustione.

Queste modifiche resero i nuovi motori capaci di generare potenze fino a 232 cv, come nel caso dell’Alfa Romeo 164 Quadrifoglio Verde, ma anche di vincere nuovamente l’Engine of the Year Award nel 2000.

Non mancarono conquiste in campo sportivo. Nel 1993, con la mitica 155TI V6, Alfa Romeo riuscì a conquistare il titolo DTM con Nicola Larini. Il V6 2.5l Busso, sebbene derivato dalla versione stradale, venne profondamente modificato usando anche tecnologie da F1. Il risultato fu incredibile: più di 400cv a 11500rpm.

Il canto del cigno: il V6 Busso 3.2

Alfa Romeo GT V6
L’Alfa Romeo GT è una delle auto che hanno avuto in dotazione il motore V6 Busso 3.2 litri

Siamo arrivati all’ultimo nonchè più celebre dei motori progettati dall’ing Busso. L’ingegnere torinese, che nel 1937 iniziò la sua carriera con i motori d’aviazione, ci ha regalato uno dei più grandi capolavori dell’ingegneria automobilistica moderna. Un motore che può essere tranquillamente paragonato ad un’opera d’arte, il canto del cigno di Alfa Romeo secondo alcuni. Si tratta del motore V6 da 3.2 litri equipaggiato dalle mitiche 156 GTA, 147 GTA e non solo. Auto che hanno fatto storia nei primi anni del 2000 e che ancora oggi sono ricercatissime dagli appassionati proprio per i loro motori fenomenali.

Quest’ultima evoluzione portò la cilindrata a 3.2l, incrementando la corsa dei pistoni. Furono anche utilizzati alberi a camme più spinti, rendendo il motore ancora più elastico ed efficiente. L’assenza di buchi di coppia e la sua reattività lo rendevano perfetto nella guida sportiva, spingendo le Alfa su cui era montato fino ai 250km/h.

Purtroppo la produzione di questo motore si fermò il 31 dicembre 2005 ed a pochi giorni di distanza finì anche la magica storia dell’Ingegner Busso, padre di un pezzo di storia che sfortunatamente non tornerà più, ma che riecheggerà per sempre nei cuori degli appassionati assieme al mitico rombo del “suo” V6.

Anche tu pensi che il V6 “Busso” sia stato uno dei migliori motori a 6 cilindri a V mai prodotti? Le nuove Alfa Romeo hanno ancora quel DNA e quella passione che rappresentava il marchio fino all’inizio del nuovo millennio? Faccelo sapere direttamente sui nostri social! Basta un clic e sei in collegamento con noi!

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