In un precedente articolo – La storia di Lamborghini: dalle origini ai primi successi – abbiamo visto come Ferruccio Lamborghini abbia dato vita ad un marchio oggi riconosciuto in tutto in mondo. La storia di Lamborghini è fatta di alti e bassi, ma nel corso degli anni ha saputo dar vita a capolavori di meccanica e design. La Automobili Lamborghini ha saputo affermarsi nel mondo grazie ad auto innovative, una tra tutte la Lamborghini Miura.
Un nuovo capitolo nella storia di Lamborghini
La Lamborghini Miura rappresenta la punta di diamante della casa bolognese, un capolavoro stilistico che ha segnato l’inizio di una nuova era della storia automobilistica. Tutto iniziò da un telaio in lamiera scatolata che montava un motore in posizione posteriore centrale. Stanzani e Dallara presero spunto dal mondo delle corse, con la differenza che il motore V12 compatto non era montato longitudinalmente ma trasversalmente. L’utilizzo di un motore in posizione centrale posteriore non era mai stato montato su una vettura stradale. Inoltre, il posizionamento trasversale del motore consentiva di poter ridurre gli ingombri e quindi una maggior libertà di design.

Questo telaio venne portato al Salone dell’automobile di Torino nel 1965. I principali avversari di Lamborghini credevano che quel progetto rappresentasse un azzardo troppo alto e che quindi sarebbe stato destinato a fallire. In occasione di quell’evento Nuccio Bertone, affascinato dal progetto, chiese a Ferruccio Lamborghini di poter realizzare un vestito adatto a questa nuova creazione. Ferruccio accettò la proposta di Bertone, che affidò l’incarico al leggendario Marcello Gandini, designer di auto iconiche quali ad esempio l’Alfa Romeo Montreal, la Lancia Stratos, la Fiat X1/9, giusto per citarne alcune.

Gandini in soli quattro mesi disegnò l’auto che avrebbe segnato un nuovo capitolo della storia di Lamborghini.
Com’è nata la Miura
Nel marzo del 1966, al Salone dell’auto di Ginevra, Lamborghini svelò la Miura, un’auto che seppe sbalordire tutti. D’improvviso tutte le auto presentate al Salone invecchiarono di colpo. Il design della Miura era estremamente accattivante e futuristico, nulla di simile era mai stato fatto prima di allora. Ferruccio Lamborghini scelse il nome Miura in onore di un famoso allevatore di tori da corrida, Don Eduardo Miura Fernandez.

Il prototipo presentato a Ginevra era ben lontano dal poter essere una vettura vendibile. Infatti i tecnici Lamborghini lavorarono alla produzione della Miura in tempi record, così da poterla presentare al Salone di Ginevra. A separare il conducente dal motore c’era una lastra in vetro che non garantiva un corretto smaltimento del calore prodotto dal motore. La lastra successivamente venne poi forata, ma Bob Wallace, che eseguì i test di collaudo su strada con questo prototipo, ebbe continuamente problemi di surriscaldamento. Per questo motivo si optò per l’uso di feritoie sul vano motore. Altro tocco stilistico innovativo per le auto granturismo dell’epoca. In totale Lamborghini realizzò tre modelli di pre-produzione che vennero subito venduti, quindi non si poterono fare tutti i test necessari su quelle tre auto per poter studiare le migliorie necessarie da apportare al modello di produzione.
La storia di Lamborghini: la nascita della Miura P400
Inizialmente Ferruccio voleva realizzare solo pochissime Miura e tutte su ordinazione speciale. Ma la domanda si rivelò molto più alta dell’immaginabile, per questo motivo i piani di Lamborghini cambiarono. Il team che sviluppò la Lamborghini Miura era composto da tecnici e ingegneri che hanno saputo affermarsi nel corso della storia. In particolare, il motore V12 da 3.9 litri era realizzato da Giotto Bizzarrini e la potenza erogabile era di 350 CV a 7000 giri/minuto. Il motore aveva però un maggior potenziale, ma Ferruccio chiese a Bizzarrini di poter contenere la potenza massima del motore per aumentarne l’affidabilità. I responsabili dello sviluppo tecnico erano l’ingegner Paolo Stanzani e l’ingegnere Giampaolo Dallara, che trassero spunto dal mondo delle corse per poter realizzare una vettura sportiva stradale con le stesse potenzialità.

Con la produzione della 125ª Miura P400 si introdusse una miglioria. Molti proprietari della Miura avevano lamentato problemi di torsione del telaio nelle curve a percorrenza veloce. Per questo motivo il telaio venne modificato e vennero utilizzati tubi in acciaio pieno da 1 mm per aumentare la rigidezza torsionale dell’auto. La Miura aveva una velocità di punta di 280 km/h ed un altro problema riscontrato spesso era l’innalzamento dell’asse anteriore dell’auto alle alte velocità, man mano che il serbatoio si svuotava. Molte Miura vennero riportate in fabbrica per montare uno splitter sul paraurti anteriore o piccole alette laterali per aumentare la deportanza alle alte velocità. In totale Lamborghini realizzò ben 275 Lamborghini Miura P400, prima di passare alla Miura S.
Lamborghini Miura S
Nel 1968 Lamborghini commercializzò la Miura S, dove la S sta per “Spinto”. Questa versione apportava varie modifiche sia estetiche che meccaniche. Le camere di combustione erano state rimodellate, le camme più alte e i carburatori e collettori più grossi portarono la potenza del motore a 370 CV.

Bob Wallace e Giampaolo Dallara fecero diversi test con vari penumatici Pirelli. Alla fine, apportarono modifiche alle sospensioni posteriori per poter montare i nuovi penumatici innovativi Pirelli Cinturato serie 70. Le modifiche portarono allora ad un miglioramento della stabilità e della manovrabilità della vettura. Nonostante l’aumento di potenza, la velocità massima rimase di 280 km/h a causa degli pneumatici più grandi.
Durante la produzione del modello S vennero introdotti i dischi freno autoventilati, gli alzacristalli elettrici e come optional si poteva finalmente avere l’aria condizionata. Tuttavia, l’aria condizionata della Miura non era mai stata adeguata al tipo di vettura. Il motore era molto vicino al guidatore e al passeggero e il parabrezza ripido riscaldava l’abitacolo quando si guidava al sole. Quindi non si riusciva a fornire aria fredda abbastanza velocemente. La Miura S passò il testimone alla SV dopo aver prodotto 338 unità.
La Miura SV
Nel 1971 arrivò la versione definitiva della Miura, la SV (Super Veloce). Questo modello venne realizzato solo su commissione e ne vennero prodotte in totale 150 unità. Con questo modello la potenza massima salì a 385 CV a 7850 giri/minuto. I passaruota posteriori vennero allargati di 15 cm per poter ospitare gli pneumatici ancora più grandi. Inoltre, era stato risolto un grosso problema che si aveva con le versioni precedenti. Prima di allora la Miura aveva la lubrificazione in comune sia per il cambio che per il motore. Quando si percorreva una curva molto velocemente, si correva il rischio di tirare l’olio motore tutto da un lato, quindi il motore si sarebbe potuto danneggiare irreparabilmente.

Sulla Miura SV la lubrificazione di cambio e motore era stata separata, consentendo dunque l’utilizzo di lubrificanti specifici per i due organi. Come optional si poteva avere il differenziale autobloccante, ma solo sui modelli con lubrificazione a carter secco. Con la Miura SV l’aria condizionata divenne di serie, le prese d’aria sul cofano anteriore vennero modificate e i fari persero le iconiche “ciglia”. La SV portò Lamborghini su tutte le copertine di riviste automobilistiche dell’epoca. Un capolavoro di ingegneria e stile che ha creato le basi di una solida eredità del gruppo Lamborghini.
La Lamborghini Miura Jota e le sue discendenti
Uno dei sogni di Bob Wallace era quello di realizzare un’auto da corsa sulla base della Miura. Nonostante la riluttanza di Ferruccio nel voler far partecipare le sue auto alle corse, decise di accontentare Bob. Gli permise di lavorare al suo “giocattolo” personale fondendogli un telaio e un nuovissimo motore. Ma Wallace poteva lavorare alla sua creazione solamente di sera e nei fine settimana.

Il risultato del suo lavoro fu la Miura Jota. Bob Wallace realizzò la carrozzeria quasi interamente in Avional, Riuscì ad ottenere una ripartizione dei pesi quasi perfetta, mettendo una grossa ruota di scorta al posteriore e dividendo il serbatoio in due serbatoi più piccoli e montati dietro ai parafanghi anteriori. Wallace modificò il motore, aumentò il rapporto di compressione, installò camme modificate e un sistema di accensione elettronico. Con l’aggiunta di uno scarico sportivo a quattro terminali, Wallace riuscì a portare il motore a 440 CV. Ferruccio permise a Wallace di testare l’auto in pista, percorrendo oltre 20.000 km sui circuiti di prova Pirelli. La Jota fu il banco di prova per lo sviluppo di nuove sospensioni e per testare i nuovi pneumatici sotto sforzo pesante.
La Miura SVJ e SVR
Nel febbraio del 1971 la Jota venne venduta, ma il proprietario dopo pochissimo tempo ebbe un incidente. Colpì il muretto di un ponte e lacerò uno dei sue serbatoi, facendo prendere fuoco all’auto e danneggiandola irreparabilmente. Così l’unica Jota mai realizzata finì distrutta. Ma quell’evento attirò l’attenzione di molti proprietari di Miura. Infatti in molti richiesero di poter modificare la loro auto per renderla simile alla versione più spinta. Da quelle continue ed incessanti richieste Lamborghini modificò alcuni modelli di Miura S e SV. In quegli anni nacquero diverse versioni della Miura che presero il nome di SVJ e una versione ancora più estrema, la SVR. Questi modelli avevano alcune appendici aerodinamiche viste sulla Jota nonché le sospensioni modificate e i passaruota allargati per poter montare gli pneumatici da corsa maggiorati. Lamborghini realizzò solamente 5 SVJ e una versione speciale SVR.


La fine della produzione della Lamborghini Miura
L’ultima Miura lasciò la catena di montaggio il 15 gennaio 1973, con un risultato notevole per la Lamborghini. La Miura resta una delle auto più belle mai costruite e pensare che sia stata realizzata da una casa nata solo tre anni prima è un qualcosa di utopistico. La Miura ha saputo entusiasmare tutto il mondo automobilistico ed ha fatto storcere il naso ai principali produttori di auto sportive dell’epoca. Questo capolavoro ha segnato l’inizio di una storia di successo per Lamborghini, che ha saputo realizzare nel corso degli anni delle eredi che mantenessero alto il valore tramandato dalla Miura.
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