Oggigiorno la Automobili Lamborghini SpA è riconosciuta in tutto il mondo come uno dei principali costruttori di auto sportive da sogno. Tuttavia, non tutti sanno che nella storia di Lamborghini ci sono stati anni di enormi difficoltà. Prima di proseguire con l’articolo, se non l’avete ancora fatto, vi consigliamo di leggere prima gli albori della sua storia e le prime tappe:

1972: l’addio di Ferruccio e l’arrivo degli Svizzeri

Agli inizi degli anni 70 la Automobili Lamborghini era riuscita ad affermarsi nel mondo delle auto come uno dei migliori costruttori di vetture sportive. Anche l’altra società di Ferruccio, la Trattori Lamborghini, era riuscita a crescere e la produzione aveva raggiunto i livelli massimi. La Trattori Lamborghini esportava in tutto il mondo la metà dei trattori prodotti, con commesse che arrivavano anche dai governi del Sud America, tra cui il governo boliviano. Proprio il Governo boliviano aveva commissionato la produzione di 5.000 trattori. Ma quando vennero prodotte quasi tutte le unità, ci fu un colpo di stato in Bolivia che portò all’annullamento della commessa delle migliaia di unità.

Per Ferruccio fu un duro colpo. Si ritrovò con migliaia di trattori invenduti e sommerso di debiti. Cercò di risanare i debiti meglio che poteva, ma nel 1972 dovette prendere una decisione difficile. Vendette il 51% delle azioni della Automobili Lamborghini all’amico svizzero Georges Henri Rossetti. I debiti non vennero risanati del tutto ed inoltre già in passato Ferruccio non si era trovato bene a lavorare con dei soci, per idee e filosofie contrastanti. Per questo motivo, nel 1973, vendette il restante 49% delle quote a Renè Leimer.

All’arrivo della direzione svizzera si susseguì un altro evento che avrebbe messo in crisi la Automobili Lamborghini e gli altri costruttori d’auto. Nel 1973 ci fu una crisi energetica, che scaturì in seguito all’attacco di Egitto e Siria nei confronti di Israele. In segui all’attacco, i paesi facente parte dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), decisero di appoggiare le azioni dell’esercito egiziano aumentando il prezzo del barile di petrolio. Ciò portò ad una drastica riduzione delle vendite delle auto sportive. Oltre questi problemi, Georges Henri Rossetti e Renè Leimer erano spesso assenti e poco risoluti nel prendere decisioni importanti per l’azienda.

L’accordo con BMW e il primo SUV Lamborghini

All’epoca, a causa dei pochi fondi a disposizione, alcuni progetti interessanti come la Bravo vennero del tutto accantonati. A seguito delle continue problematiche, anche l’ingegner Paolo Stanzani e il collaudatore Bob Wallace decisero di abbandonare la Lamborghini. In quegli anni entrò in produzione la Espada e la prima convertibile Lamborghini, la Silhouette. Poco dopo si raggiunse un accordo con BMW che avrebbe potuto risollevare le finanze dell’azienda. La Lamborghini doveva produrre in 3 anni 800 esemplari della coupé sportiva BMW M1. Parte dei soldi necessari per la produzione delle M1 vennero destinati in maniera incosciente alla realizzazione di un altro progetto. Per questo motivo la Automobili Lamborghini non riuscì a soddisfare gli accordi, perdendo dunque la commessa da parte di BMW.

Il progetto accennato pocanzi riguardava la realizzazione di una prima Lamborghini off-road. L’idea era quella di realizzare un fuoristrada da poter vendere in grandi quantità all’esercito americano. Anche questo progetto ebbe i suoi problemi infatti, quando la Lamborghini Cheetah venne presentata nel 1977 al Salone di Ginevra, la FMC minacciò azioni legali nei confronti di Lamborghini perché supponevano che fosse stato copiato il progetto della loro XR311. Inoltre la Cheetah era tutt’altro che pronta per essere commercializzata, poichè i problemi tecnici ne erano tanti e dai primi test su strada si dimostrò essere un flop in termini di guidabilità. Anche questo progetto venne accantonato quando l’esercito americano optò per i famosi Humvee.

La Storia di Lamborghini: 1981- l’arrivo dei Francesi

Nel 1980 Georges Henri Rossetti e Renè Leimer decisero di vendere la società. Non trovarono però nessun acquirente, così la Lamborghini venne messa in liquidazione il 28 febbraio del 1980. Ferruccio Lamborghini si fece avanti per rilevare la società, con un’offerta di 3,5 miliardi di lire. Il tribunale di Bologna accettò però l’offerta di 3,85 miliardi di lire dei fratelli francesi Patrick e Jean-Claude Mimran, due imprenditori dello zucchero che non avevano nessuna conoscenza del settore automobilistico. A seguito dell’acquisizione la società prese il nome di “Nuova Automobili Lamborghini”: i fratelli Mimran portarono i fondi necessari per far tornare la fabbrica a lavorare a pieni regimi. Venne anche assunto Giulio Alfieri come direttore tecnico, noto per i successi ottenuti come ingegnere motorista Maserati.

Riprese il lavoro sullo sviluppo di una nuova versione della Countach, sempre richiestissima. Subentrò poi la Jalpa che andò a sostituire la Silhouette ed inoltre, per non sprecare l’esperienza acquisita col progetto Cheetah, decisero di sviluppare un fuoristrada ad uso civile derivante da quello stesso progetto. Fu così che nacque la Lamborghini LM002. Venne svelata al Salone dell’Auto di Bruxelles del 1986; montava lo stesso motore V12 della Countach LP 5000 Quattrovalvole e presentava un design totalmente rivisto rispetto alla Cheetah. La LM002 attirò l’attenzione di molti. Piano piano iniziarono ad arrivare gli ordini, anche da parte di persone famose quali Sylvester Stallone, Tina Turner e Eddie Van Halen.

1987: l’inizio dell’era Chrysler

Le cose finalmente sembravano andare per il verso giusto. La Countach continuava ad essere richiesta, la LM002 aveva già raggiunto le 300 unità vendute e la Jalpa si era assicurata una buona fetta di mercato. Ma inspiegabilmente, nell’aprile del 1987, i fratelli Mimran annunciarono la vendita della società al colosso americano Chrysler. L’arrivo di un costruttore famoso faceva presagire una crescita ancor maggiore della Casa del Toro, ma ben presto ci si accorse che non sarebbe stato così. Nacquero le prime discordanze tra i due marchi.

Il primo tentativo della direzione Chrysler si presentò con la Portofino; una grossa berlina quattro porte interamente progettata negli Stati Uniti, che prendeva da Lamborghini solo motore, telaio e il logo del toro (che però era racchiuso nello scudetto della Chrysler). Questo progetto venne totalmente abbandonato dopo aver realizzato solo un esemplare della Portofino, che rappresentava un tentativo brutale di americanizzare un brand quale Lamborghini

Continuò invece il progetto dell’erede della Countach, che doveva essere presentato in occasione del 25° anniversario del marchio. I dirigenti Chrysler spostarono parte degli uffici tecnici negli Stati Uniti, quindi le comunicazioni con la sede di Sant’Agata Bolognese divennero più lente e meno efficaci. I tempi del progetto si allungarono notevolmente. In occasione dell’anniversario della società venne presentata la Countach 25th Anniversary, che con i suoi 17 anni di produzione era diventata l’auto più longeva richiesta. Finalmente, dopo 5 anni di progettazione, nel 1990 venne presentata l’erede della Countach, la Lamborghini Diablo. Lamborghini si affidò alla persona più giusta per disegnare l’erede della Miura e della Countach, Marcello Gandini (che aveva disegnato anche le altre due auto). A partire dal 1992, la Diablo rimase l’unica auto nel listino Lamborghini.

1994: l’acquisizione da parte degli indonesiani

Nel gennaio del 1994 la Chrysler annunciò la vendita dell’azienda per 40 milioni di dollari alla Megatech, una società indonesiana con sede legale alle isole Bermuda. La Megatech dimostrò sin da subito di aver scarsa esperienza nella gestione di una società automobilistica. Ci furono molti cambiamenti all’interno dell’organigramma aziendale. Ogni azione intrapresa era volta a risanare il debito finanziario, con scarso interesse nell’implementazione di nuovi progetti. I tecnici Lamborghini presentarono alcune versioni della Diablo che vennero completamente declinate. Le continue divergenze tra la società indonesiana e la sede italiana portarono scarsi risultati, con le vendite della Diablo che continuavano a diminuire.

La Storia di Lamborghini: la fine degli anni ‘90

Nei 27 anni che sono susseguiti all’uscita di Ferruccio dalla Automobili Lamborghini, la società bolognese ha dovuto affrontare continui cambi ai vertici. Con l’alternarsi di periodi più o meno duri che hanno messo a dura prova l’esistenza di un nome che si era consolidato in pochissimi anni dalla fondazione. Negli anni più bui la Countach ha tenuto in vita la Lamborghini, mantenendo accesa la volontà del fondatore di affermarsi come importante costruttore di vetture sportive. Il testimone è poi passato alla Diablo, che nonostante il progetto ben fatto vide calare drasticamente le vendite. Per fortuna, nel 1998, Audi acquisì Lamborghini. Da qui si riscrive un importante capitolo della Storia Di Lamborghini. Si sono susseguiti anni di successi, coronati dalla presentazione di progetti ambiziosi.

Ma questa è un’altra storia, e ve ne parleremo per bene in un altro articolo.

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