HVO significa Hydrotreated Vegetable Oil, cioè olio vegetale idrotrattato.
A differenza del biodiesel tradizionale, viene prodotto attraverso un processo chimico più raffinato che trasforma oli vegetali, grassi animali e scarti alimentari in un carburante molto simile al diesel fossile.
L’HVO è un diesel “alternativo”, pensato per ridurre le emissioni senza obbligare chi guida a cambiare auto o abitudini. Non è una tecnologia futuristica né un carburante sperimentale, infatti, esiste già, viene distribuito in diverse stazioni di servizio e molte auto diesel moderne possono già utilizzarlo senza modifiche.

La produzione dell’HVO avviene tramite idrogenazione. In pratica, gli oli e i grassi vengono trattati con idrogeno ad alte temperature, eliminando ossigeno e impurità. Il risultato finale è un carburante più pulito, stabile e con caratteristiche molto vicine al gasolio tradizionale.
Le sue proprietà principali
Il vantaggio principale riguarda la riduzione delle emissioni di CO₂ lungo l’intero ciclo produttivo.
Se prodotto da materie prime di scarto, l’HVO può ridurre sensibilmente l’impatto ambientale rispetto al diesel tradizionale. Non è un carburante a zero emissioni, contiene infatti pochissimo zolfo e tende a produrre meno residui, , ma un’alternativa meno impattante.
Questo può aiutare a mantenere più pulito il sistema di alimentazione e ridurre parte delle emissioni inquinanti locali.
Rispetto al biodiesel classico, l’HVO è più stabile nel tempo e resiste meglio alle basse temperature. È uno dei motivi per cui viene apprezzato anche nel trasporto pesante.
Quali auto possono usare l’HVO?
Molti modelli recenti di marchi come Stellantis, Mercedes-Benz, BMW, Ford e Volkswagen possono già utilizzare l’HVO, soprattutto tra le auto diesel più moderne. In particolare, gran parte dei motori Euro 6 prodotti negli ultimi anni è stata progettata per funzionare anche con questo carburante alternativo senza bisogno di modifiche tecniche. Questo però non significa che ogni diesel sia automaticamente compatibile: alcuni modelli più vecchi non sono omologati, mentre altri possono utilizzare soltanto miscele specifiche insieme al gasolio tradizionale.
Per questo motivo è sempre importante controllare il libretto uso e manutenzione dell’auto oppure verificare le indicazioni riportate vicino allo sportellino del carburante. La presenza della sigla EN15940 o della dicitura XTL è generalmente il segnale che il motore è approvato per l’utilizzo dell’HVO. In caso di dubbi, conviene verificare direttamente sul sito ufficiale del costruttore o chiedere assistenza alla rete ufficiale del marchio.
L’HVO conviene davvero?
Nell’uso quotidiano l’HVO offre sensazioni molto simili al normale diesel: consumi e prestazioni cambiano poco, anche se alcuni automobilisti notano un motore leggermente più fluido e silenzioso. Il suo vero punto di forza è un altro, cioè permettere di ridurre l’impatto ambientale senza cambiare auto o abitudini. Proprio per questo viene considerato un carburante “ponte”, soprattutto per le tante auto diesel già in circolazione e per il trasporto pesante. L’HVO non sostituirà completamente l’elettrico, ma può aiutare a rendere più sostenibile il parco auto attuale sfruttando infrastrutture e motori già esistenti. Restano però alcuni limiti, come una diffusione ancora non capillare e prezzi che possono variare da distributore a distributore.
HVO: il carburante che può salvare i motori diesel dall’estinzione, ma può davvero diventare una soluzione concreta per ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare alle auto già in circolazione? Faccelo sapere direttamente sui nostri social e non dimenticare di lasciare un like!

