I fari a scomparsa, anche detti “fari pop-up”, sono una particolare soluzione tecnica impiegata per l’illuminazione anteriore della vettura. Partono da una decisione stilistica, soprattutto nelle fasi più avanzate del loro ciclo vitale, per donare un look più sportivo e aerodinamico alla macchina. La loro prima apparizione risale al 1936 con la Cord 810, ideata dal designer statunitense Gordon Buehrig, e continueranno ad esistere fino al loro ultimo utilizzo nel 2004. Diamo uno sguardo ad alcuni dei modelli più amati che possedevano i fari pop-up:

Ferrari Testarossa

Ferrari Testarossa
La bellissima Testarossa in una peculiare colorazione bianca che ricorda il famoso telefilm americano “Miami Vice”.

Si parte aggressivamente con la stupefacente Ferrari Testarossa, disegnata dal mitico Pininfarina. Le sue caratteristiche linee slanciate partono dalla parte anteriore per culminare nella sua particolare coda allargata. Armata del primo motore V12 di 4 942 cm³ montato su una Ferrari stradale, con una testata a 4 valvole per cilindro, erogava una potenza di 390 CV, che le permettevano di superare i 290 km/h. La Ferrari Testarossa è stata una delle auto sportive più veloci, importanti e ambite dei suoi tempi. Senza ombra di dubbio, una delle più grandi auto con fari pop-up di sempre.

Lamborghini Countach

Lamborghini Countach Black
La famosa Lamborghini Countach che sfila durante un raduno di appassionati Lamborghini.

Un’altra delle leggende dei pop-ups, la Laborghini Countach, non poteva mancare. Una delle super-car retrò più apprezzate, che impose nel mondo la sportcar all’italiana con la tipica forma a cuneo. Il motore che venne inizialmente montato sul prototipo presentato nel 1971, era il Lamborghini V12, portato alla cilindrata di 4971 cm³. Viene successivamente accantonato per delle problematiche del mercato USA. Lamborghini decide di motorizzarla con il V12 da 3929 cm³ già montato sulla Miura, riadattandolo per far erogare la bellezza di 375-385 cv a 8.000 giri al minuto. La velocità massima dichiarata era di 315 km/h. Questa vettura, inoltre, ha il merito di essere riuscita a far sopravvivere la Lamborghini dopo che questa venne dichiarata insolvente nel 1980.

Porsche 930S Flatnose: i fari pop-up tuning

Porsche 930S Flatnose
La spettacolare Porsche 930S Flatnose con i fari pop-up alzati.

Come non apprezzare il bellissimo kit di conversione della Kremer Racing per la Porsche 930? Kit che dona questi spettacolari fari pop-up, ispirandosi al design aereodinamico della grande Porsche 935 da corsa. Denominata Flatnose o Flachbau, questa Porsche presentava un kit prestazionale WLS, che incrementava la potenza a 330 CV. Il muso piatto contribuì notevolmente al miglioramento dell’aerodinamica, permettendo un’accelerazione da 0 a 97 km/h in 4,85 secondi e una velocità massima di 278 km/h.

BMW M1

BMW M1 Drift
Una M1 stradale che si appresta a prendere una curva di circuito in pieno stile BMW.

Le origini della M1 risalgono al 1972, il design vuole riprendere la linea delle vetture sportive italiane a motore centrale a forma di cuneo. BMW riprese il concept della M1 per competere contro le Porsche nel gruppo 5 del campionato GT. Progettata dalla neonata divisione Motorsport di BMW con il supporto di Lamborghini e Dallara, la M1 era spinta da un bialbero S32B35 a 24 valvole da 3453 cm³, capace erogare una potenza massima di 277 CV a 6500 giri. Questa vettura raggiungeva i 262 km/h di velocità massima e possedeva un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 5,6 secondi. La versione GT, invece, vantava un propulsore biturbo dalla potenza di 850-950 CV. Per contenerne il peso, il telaio venne realizzato in alluminio e kevlar e la carrozzeria alleggerita con la fibra di carbonio. Furono aggiunte, infine, numerose componenti aerodinamiche. La versione GT della M1 (BMW M1 Procar) sarà poi guidata dal famoso pilota Niki Lauda, che vincerà il campionato Production Car nel 1979.

Nissan Silvia S13 180SX/200SX

Nissan Silvia S13
La stupenda Nissan Silvia S13 “full-black”.

La 180SX non ha bisogno di introduzioni. Una gemma della gamma Nissan, è una delle coupé sportive migliori degli anni 90 e, ancora oggi, è un’auto ricercatissima dagli appassionati. Nasce come gemella della Silvia S13, la differenza che salta subito all’occhio è che la 180SX possiede una carrozzeria totalmente differente e ha i fari a scomparsa! La Silvia è una coupé a trazione posteriore con motore anteriore 4 cilindri turbo CA18DET 2.0 L da 166 CV 1,998 cc. Raggiunge i 100 km/h in 7.3 s e la sua velocità massima è di 225 km/h, il che non è moltissimo, anche per gli standard dell’epoca. Questo motore, infatti, è noto per le sue caratteristiche di coppia più elevate e per la sua rotazione più rapida a bassi regimi. La 180SX è ancora oggi una delle vetture preferite per il tuning e drifting in tutto il mondo, nonché una delle migliori Nissan di sempre.

Toyota Sprinter AE86 Trueno ha portato i fari pop-up nella cultura pop

Toyota AE86 Sprinter Trueno
La leggendaria Toyota AE86 Sprinter Trueno.

Toyota AE86, conosciuta anche come Hachi-Roku (ハチロク), giapponese per “8-6”. Un pilastro della cultura automobilistica giapponese. L’AE86 è una leggerissima hatchback a trazione posteriore ed era tra le ultime vetture della sua categoria che adottò questa formula. Possiede un motore 4A-GE: 4 cilindri a doppio albero a camme a iniezione, con una potenza massima di circa 130 CV e una coppia di 150 Nm nella versione per il mercato Giapponese, mentre scendeva a 126 CV per il mercato Europeo e 120 CV per quello Americano. La Trueno è passata alla storia come la macchina protagonista della serie animata giapponese “Initial D” ed è il sogno di ogni suo fan poter mettere le mani su di essa. Inoltre, ha ispirato il design della più moderna Toyota GT86.

BMW Serie 8 E31

BMW E31
L’imponente E31 con i fari pop-up aperti.

Carrozzeria massiccia e fari a scomparsa taglienti, la Serie 8 E31 è una coupé di lusso ad alte prestazioni. Era rinomata per la sua eleganza ed il suo assetto votato al totale comfort di guida, niente di speciale, giusto? Si, se si sottovaluta che sotto al lungo cofano si nasconde un mostruoso V12 M70B50 da 4988 cm³ a cambio manuale. Questo motore è in grado di erogare 300 CV, permettendo di raggiungere i 300 km/h senza autolimitazione e coprendo l‘accelerazione da 0 a 100 km/h in 6,8 secondi. Questa grande BMW a trazione posteriore viene tradita dal suo peso di 1865 kg (anomalo per una coupé di fine anni ottanta), ma compensa con uno dei migliori V12 BMW di sempre.

Mazda MX-5

Mazda Miata MX-5
La piccola Miata nella sua iconica colorazione rossa.

Torniamo ancora in Giappone, con l’icona dei fari pop-up, la Mazda MX-5! Conosciuta anche come Mazda Miata o Eunos Roadster, fu concepita alla fine degli anni settanta dal giornalista statunitense Bob Hall. La MX-5 è una piccola roadster che si ispira alle tradizionali spider inglesi e italiane degli anni sessanta e settanta, in particolare alle Lotus Elan. Con la sua carrozzeria tutta in alluminio, le prime versioni della Miata montano un motore quattro cilindri con doppio albero a camme in testa che produce 115 CV e 136 Nm di coppia. Negli anni successivi al suo debutto iniziale Mazda aggiornò la MX-5 con un motore 1.8 L da 131 CV. La Mazda Miata è accreditata nel Guinness dei primati come la sportiva a due posti più venduta del mondo. Ancora oggi, è una delle sportive giapponesi più popolari e amate per il suo design e la sua leggerezza. Noi l’abbiamo provata qui: Prova Mazda MX-5 2023: la 1.5 è la migliore di tutte?

Ferrari F40

Ferrari F40
Ferrari F40, unica nel suo genere.

La F40 è considerata da moltissimi appassionati la Ferrari più bella di tutte. Disegnata dallo studio Pininfarina, riprende numerosi tratti stilistici della 288 GTO Evoluzione. Presentata nel 1987 da Enzo Ferrari, vanta di essere la prima auto stradale nella storia Ferrari ad essere costruita con svariati materiali compositi: telaio in kevlar, fibre di vetro per la carrozzeria, resine aeronautiche per i serbatoi e finestrini laterali in plexiglas. La F40 montava uno spettacolare motore V12 da 2.855 cm³ capace di sprigionare anche 650 CV. Successivamente, Ferrari decise di omologare un V8 da 2.936 cm³ per soddisfare le esigenze di trattabilità nell’uso quotidiano e per rispettare le stringenti norme sulle emissioni. Questa Ferrari fu la vettura stradale più veloce dei suoi tempi raggiungendo la bellezza di 324 km/h dichiarati, spesso sensibilmente superati in svariati test.

Chevrolet Corvette C5

Chevrolet Corvette C5
La Corvette C5, aggressiva, sportiva, americana.

Presentata nel 1997 e prodotta fino al 2004, la Chevrolet Corvette C5 è stata l’ultima vettura a montare fari a scomparsa omologati. La Corvette C5 si distingue dalle classiche Muscle americane per il suo fare sportivo più vicino alle vetture europee e asiatiche. Col suo peso di 1472 kg, è equipaggiata con sospensioni alleggerite e trasmissione “transaxle”. Quest’ultima venne spostata nella parte posteriore della vettura, costituendo un blocco unico con il differenziale. Inoltre vi era l’opzione di acquistarla con cambio manuale. Il motore che montavano i primi esemplari della C5 era un V8 da 5.7 litri e 16 valvole, capace di erogare 339 CV di potenza. Nella versione Z06 del 2002 venne aggiornato il motore, ora in grado di produrre una potenza di 411 CV a 6.000 giri con una coppia di 542 Nm a 4.800 giri. La sua velocità massima registrata è di 275 km/h e possiede un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 4,70 s.

Perché i fari pop-up sono scomparsi?

Sfortunatamente è possibile che non vedremo più questo particolare stile, date le restrizioni introdotte dalla normativa riguardante l’urto con i pedoni. I fari pop-up sono ricomparsi in una forma alternativa sulle più recenti Ferrari Daytona SP3, dove il faro rimane fisso e si muove solamente una copertura che li nasconde (parzialmente) e scopre all’occorrenza.

E tu? Cosa ne pensi dei fari a scomparsa? Vorresti un loro ritorno? Faccelo sapere sui nostri social e ricorda di lasciare un like!

Rispondi